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Escursioni in Val di Susa tra fortificazioni alpine: un percorso nella storia fuori dalle rotte comuni

· 31/07/2026 11:37
Escursioni in Val di Susa tra fortificazioni alpine: un percorso nella storia fuori dalle rotte comuni

Cerchi un trekking capace di unire storia militare, panorami d’alta quota e sentieri poco affollati? In Val di Susa li trovi, ma la scelta può disorientare: nomi di forti, vecchie strade militari, trincee nascoste e dislivelli non banali. Qui ti propongo tre itinerari concreti, con criteri chiari per capire quale sia quello giusto per te oggi, in base al tempo, alla forma fisica e alla voglia di esplorare lontano dalle folle.

Perché puntare su queste montagne fortificate

La Val di Susa è una dorsale di confine: per secoli qui si è costruito per controllare i valichi, e tu oggi puoi camminare dentro quella memoria. I forti non sono solo pietre: raccontano logistica, strategia e vita di montagna. Lungo i percorsi vedi creste di larice e cirmolo, praterie d’alta quota e canaloni di pietra, con una biodiversità tutelata in vari siti Natura 2000. Se vuoi unire cultura, paesaggio e allenamento, sei nel posto giusto.

I criteri per scegliere: quota, fatica, esposizione, storia

Prima di decidere, valuta questi punti. Se li rispetti, riduci gli imprevisti e aumenti il piacere dell’escursione.

  • Quota e stagione: sopra i 2.500 metri, anche a inizio estate puoi trovare neve residua e vento freddo. Sotto i 1.800 metri le finestre utili sono più ampie.
  • Dislivello e terreno: le strade militari sono regolari ma lunghe; le tracce di cresta richiedono passo sicuro su sassi mobili.
  • Interesse storico: alcuni siti sono musealizzati, altri sono ruderi: scegli in base a quanto vuoi “vedere” oltre che camminare.
  • Affollamento: più sali e più ti allontani dall’asfalto, meno gente trovi. Se cerchi silenzio, evita le ore centrali nei weekend estivi.
  • Segnaletica: segui i segni del Club Alpino Italiano e porta una mappa cartacea o una traccia GPS affidabile.

Itinerario 1 — Anello del Forte di Exilles e gola della Dora (facile)

Per chi: vuoi un primo assaggio storico-naturalistico, scarpe da trekking leggere, mezza giornata di tempo.

Punto di partenza: Exilles (parcheggi presso il borgo). Raggiungibile in auto o bus da Susa/Oulx.

Percorso: dal borgo scendi verso la Dora Riparia, costeggi il fiume su sentiero e stradina poderale, poi risali al Forte di Exilles per il sentiero storico, chiudendo l’anello tra mulattiere e viottoli rurali.

Numeri: 8 km, +300 m, 2h30–3h. Fondo regolare, nessuna esposizione.

Cosa vedere: bastioni e cortine del forte, affacci sulle gole della Dora, i vigneti terrazzati e l’architettura in pietra del borgo. Se il museo è aperto, valuta la visita: aggiungi un’ora ma capisci meglio come la valle ha difeso il suo corridoio alpino.

Quando andare: primavera e autunno sono ideali; in estate fa caldo nelle ore centrali, d’inverno ghiaccio sulle ombre del fondovalle.

Itinerario 2 — Dal Forte Bramafam ai ricoveri del Frejus (intermedio)

Per chi: vuoi alzare l’asticella senza entrare nell’alta quota vera. Ti interessano reperti restaurati e ruderi più remoti.

Punto di partenza: Bardonecchia (parcheggi prossimi al museo del Forte Bramafam). Arrivi in treno sulla Torino–Modane.

Percorso: visita esterna al Forte Bramafam (spesso con allestimenti), poi segui una rete di mulattiere militari verso le pendici del Frejus. Raggiungi postazioni e ricoveri in pietra tra lariceti e radure, con scorci sulla conca di Bardonecchia. Rientro ad anello su pista forestale.

Numeri: 12 km, +600 m, 4–5h. Qualche tratto ripido su fondo smosso.

Cosa vedere: trincee, depositi, osservatori, la geometria pulita delle opere restaurate. In giornate limpide, profilo dello Jafferau e della Rognosa. Variante per escursionisti esperti: prolungare verso la strada militare del Pramand e, solo con casco e frontale, esplorare i primi metri della celebre galleria (umida e scivolosa). Se non hai esperienza, evita.

Quando andare: tarda primavera–autunno. In estate, parti presto.

Itinerario 3 — Batteria dello Chaberton: alta quota con vista di frontiera (impegnativo)

Per chi: hai buon allenamento e nessuna paura dei dislivelli lunghi. Cerchi il simbolo delle fortificazioni d’alta quota.

Punto di partenza: Fenils (Cesana Torinese). Parcheggio in paese. Accessibile in bus da Oulx.

Percorso: segui l’antica strada militare che sale regolare tra larici e pietraie. Sopra i 2.600 metri il terreno diventa più austero: pendenza costante, fondo detritico, ampi tornanti fino alla spianata sommitale a 3.131 m, dove restano le torri delle cupole corazzate.

Numeri: 17 km A/R, +1.300 m, 7–8h. Non tecnico con tempo stabile, ma lunga, ventosa e esposta a cambi rapidi di meteo.

Cosa vedere: la batteria in quota, i resti dei locali e la vista totale su Moncenisio, Bardonecchia e Queyras. Camminerai tra le cicatrici della storia e un ambiente severo: qui capisci la logica della quota come deterrente strategico.

Attenzione: stagione breve (da fine giugno a settembre). Evita con neve, temporali, nebbia in quota. Porta guscio antivento, guanti leggeri anche in estate, acqua (non ci sono fonti sicure lungo il percorso).

Come arrivare e quando partire

In treno arrivi a Susa, Oulx e Bardonecchia. Da lì bus locali per i borghi di partenza; le frequenze variano tra feriali e festivi: verifica il giorno prima. In auto, l’A32 Torino–Bardonecchia serve gran parte della valle, ma i parcheggi vicino ai borghi sono piccoli: meglio presto al mattino.

Le finestre migliori: primavera e autunno per i percorsi bassi; estate piena per l’alta quota. Con ondate di calore, privilegia mattino presto e tratti ombreggiati; con fronti perturbati, rinvia lo Chaberton.

Gli errori più comuni da evitare

  • Sottovalutare la lunghezza: le strade militari ingannano: pendenza dolce ma chilometri che sommano. Calcola sempre i tempi sul tuo passo reale.
  • Partire tardi: i temporali pomeridiani estivi sono frequenti oltre i 2.500 m. Metti la vetta entro le 12.
  • Ignorare i divieti: alcune opere sono pericolanti. Non forzare accessi, non spostare reperti, non entrare in gallerie instabili.
  • Abbigliamento insufficiente: vento e freddo in quota arrivano all’improvviso. Strati, guscio, cappellino, frontale sempre nello zaino.
  • Navigazione improvvisata: non affidarti solo allo smartphone. Scarica mappe offline e porta batteria esterna; una mappa cartacea è la ridondanza che non tradisce.

La mia presa di posizione

Se fossi al posto tuo e avessi una sola giornata, punterei sul Bramafam: cammino vario, storia tangibile e un silenzio che di rado trovi vicino a un centro abitato. Se hai gamba e meteo solido, lo Chaberton è un rito di passaggio: ma solo in condizioni perfette e con margine di energia. Per un approccio lento e culturale, Exilles è l’ideale: profuma di valle vissuta, senza fretta.

Checklist operativa prima di partire

  • Traccia GPS e mappa cartacea allineate all’itinerario scelto.
  • Meteo dettagliato per fascia oraria e quota; piano B in valle.
  • Abbigliamento a strati: guscio, micro-pile, cappellino, guanti leggeri.
  • Acqua: 1,5–2 litri (più sali, meno fonti). Snack salati ed energetici.
  • Frontale, kit di primo soccorso, coperta termica.
  • Rispetto dei siti storici: niente ingressi in aree interdette, nessun reperto rimosso.
  • Orari trasporti verificati; parcheggio individuato con alternativa.
  • Condivisione del piano a un contatto con orari stimati di rientro.

Con questi criteri e tre percorsi ben calibrati, decidi in modo lucido e parti con la sicurezza che fa la differenza. La Val di Susa sa ricompensare chi la ascolta: passo dopo passo, tra pietre che parlano e orizzonti che si allargano.