Acqua ghiacciata in escursione: bere freddo in quota è davvero sicuro

Era una mattina di fine luglio quando accompagnai un gruppo di escursionisti verso il Pizzo del Diavolo, una delle mete più affascinanti delle Orobie. Mentre salivamo da Dossena, uno dei ragazzi della comitiva tirò fuori una bottiglia di acqua che pareva un pezzo di ghiaccio, tanto era gelida. Con un entusiasmo quasi infantile, mi mostrò il suo trucco: aveva infilato il contenitore nel freezer per mezza notte prima di partire. Dopo le prime ore di cammino, quella che era sembrata un'ottima idea iniziò a mostrarvi il vero volto della montagna.
Nella mia esperienza come cuoco in un rifugio alpino, ho imparato che l'acqua è uno degli argomenti più fraintesi di chi esce in quota. La troviamo nelle nostre brocche, nei ruscelli, nei nostri zaini. Ma quando parliamo di acqua ghiacciata in escursione, entriamo in un territorio dove praticità e sicurezza camminano su corde molto diverse.
Perché l'acqua fredda attrae così tanto
È naturale cercare refrigerio quando il sole batte in quota e le gambe iniziano a stancarsi. Una bottiglia di acqua gelida sembra la soluzione perfetta, quasi un'estensione di quella freschezza che ogni escursionista desidera. Ho visto persone trasportare contenitori speciali solo per mantenere il ghiaccio intatto durante la salita, come se fosse un compagno di viaggio più importante della cartina topografica.
La ragione scientifica è semplice: l'acqua fredda rinfresca rapidamente il corpo e dona una sensazione di sollievo immediato. Ma la montagna non ragiona come un ufficio in città. Qui, dove l'Altitudine riduce l'ossigeno disponibile e il corpo lavora più duramente per ogni metro guadagnato, bere acqua eccessivamente fredda crea conflitti interni che di rado consideriamo.
Ricordo un pomeriggio, mentre accompagnavo alcuni pastori locali verso i pascoli estivi oltre i tremila metri, di come uno di loro mi spiegasse: "L'acqua fredda sveglia lo stomaco quando è già stanco di star su." Non aveva una laurea in fisiologia, ma sessanta anni di montagna gli avevano insegnato quello che molti ignorano.
I rischi nascosti di bere acqua gelida in altura
Quando il corpo è in sforzo fisico, soprattutto durante un'escursione in quota dove la frequenza cardiaca è elevata, introdurre liquido eccessivamente freddo causa uno stress termico controintuitivo. Lo stomaco, concentrato nel processare ossigeno insufficiente e fatica muscolare, reagisce con contrazione immediata. Questa reazione, chiamata shock termico gastrico, può provocare crampi, nausea e persino interruzione temporanea della digestione.
Ma c'è di più. L'acqua molto fredda costinge i vasi sanguigni dello stomaco a contrarsi, riducendo l'assorbimento dei liquidi proprio quando il corpo ne ha più bisogno. È un paradosso frustrante: pensiamo di idratarci al massimo, ma in realtà stiamo rendendo il nostro organismo meno efficiente nell'assimilare quella stessa acqua. Quando si parla di idratazione corretta in trekking, la temperatura ha un ruolo decisivo nel determinare come il nostro corpo beneficia realmente dei liquidi.
In quota, dove il rischio di disidratazione è già aumentato per il ricambio d'aria più secco e l'evaporazione accelerata, questo meccanismo rappresenta un vero ostacolo. Ho visto escursionisti che bevevano litri di acqua fredda e arrivavano al rifugio visibilmente disidratati, con l'aspetto di chi ha percorso un'eternità.
Temperature ideali e soluzioni pratiche
La ricerca scientifica raccomanda, durante l'esercizio fisico in altura, di bere liquidi a una temperatura tra i 10 e i 15 gradi Celsius. Non tiepida, ma nemmeno glaciale. È quella fascia dove l'acqua rimane rinfrescante senza provocare il cortocircuito gastrico che abbiamo descritto.
Nel rifugio, quando preparo l'acqua aromatizzata per gli escursionisti che partono all'alba, uso una tecnica molto semplice: riempio le borracce a casa aggiungendo pochi cubetti di ghiaccio, che durante le prime ore di cammino si sciolgono lentamente, mantenendo la temperatura ideale. In questo modo, nei primi novanta minuti di salita, l'acqua rimane fresca ma non aggressiva per l'organismo.
Per mantenere l'acqua in quelle condizioni ottimali durante il cammino, esistono strategie di isolamento termico che non aggiungono peso significativo allo zaino. Le borracce isolanti, pur se leggermente più pesanti, permettono di conservare la temperatura ideale dal fondovalle fino alla cima, senza doversi affidare al congelatore notturno.
L'esperienza insegna più dei numeri
Ho passato molte estati accompagnando turisti e locali lungo i sentieri delle Orobie, e ho osservato una costante: chi beveva acqua moderatamente fredda arrivava in cima più fresco e meno affaticato di chi aveva bevuto da bottiglie di ghiaccio. Le loro caviglie erano meno gonfie nel rifugio, i loro volti meno arrossati dal sole e dallo sforzo.
I pastori che conosco, quando escono al pascolo per l'intera giornata, portano acqua a temperatura ambiente o appena fredda, e raramente si fermano con i problemi digestivi che colpiscono gli escursionisti improvvisati. Non è magia: è semplicemente il risultato di migliaia di giornate passate a capire cosa il corpo tolera meglio in montagna.
Quindi sì, è sicuro bere acqua fredda in quota, ma con consapevolezza. La vera sicurezza non arriva dalla bottiglia gelata nel vostro zaino, bensì dalla comprensione di come il vostro corpo risponde all'altitudine e alle scelte che fate per mantenerlo efficiente. La prossima volta che vi preparate per un'escursione, ricordatevi del ragazzo del Pizzo del Diavolo e di quello che imparò sulla strada.

